domenica 25 marzo 2018

Messer Tulipano 2018: Pralormo, la mia piccola Amsterdam.

Pralormo è la mia piccola Amsterdam.
Sembra impossibile che un paesino di nemmeno 2000 anime sito a pochi chilometri da Torino, possa avere qualcosa in comune con la città olandese. E invece è così. Almeno per un mese, ogni anno, a partire dalla primavera del 2000, il Castello di Pralormo si trasforma in un piccolo scorcio d'Olanda, ospitando Messer Tulipano, ovvero la fioritura di migliaia di tulipani e narcisi. Dal 31 marzo al 1 maggio del 2018, andrà in scena l'ennesimo spettacolo paradisiaco.
Amo i tulipani da sempre e nemmeno so dire il perché. Forse perché, fondamentalmente, sono come loro, ovvero ricco di sfaccettature e di colori. L'unica differenza è che il tulipani hanno un ciclo di vita breve....io, per ora, almeno a 46 anni ci sono arrivato (road to 47....).
La cosa buffa è che adoro anche Amsterdam, come città, ma per un motivo o per un altro, non sono mai riuscito ad andarci nel periodo della fioritura dei tulipani. Ecco perché Pralormo è il mio piccolo lembo d'Olanda all'interno del Piemonte.
Prendetevi un giorno per voi, coccolatevi, respirate e regalatevi una esperienza unica. Non esiste miglior cura per l'anima dei colori, della natura, dell'incanto visivo.
Vi starete chiedendo: ma come cappero ci arrivo a Pralormo?
Basta seguire le indicazioni del presente link  http://www.castellodipralormo.com/come-raggiungerci/
Per qualsiasi informazione potete anche visitare il sito http://www.castellodipralormo.com/messer-tulipano/
E ricordate di pensare a voi stessi ogni tanto. La vita è breve. Non sprecatela....


Viaggiare non è importante. E' l'unica cosa che conta.

Poesia, pallone e viaggi. Tre passioni che si coniugano alla perfezione tra loro, che si alimentano a vicenda e che, giorno dopo giorno, danno ossigeno e respiro alla mia anima inquieta, irrequieta e mai doma. La mia casa è il mondo, non un semplice indirizzo scritto su un pezzo di carta.
Viaggiare, scoprire luoghi nuovi, incontrare persone, conoscere usi, abitudini: questa è la mia droga. E, quando per qualche motivo, sono costretto a fermarmi per un pò, vado in crisi d'astinenza. Volete mettere l'adrenalina nell'organizzare un nuovo viaggio? Passare ore sui motori di ricerca a caccia delle combinazioni più economiche, studiare itinerari che ai più nemmeno passerebbero per l'anticamera del cervello. Ecco, qualcuno definisce i miei viaggi, i viaggi della speranza. Per andare ad Oporto, ad esempio, partendo da Torino, mi sono imbarcato a Lione, dopo aver preso il flixbus dalla città sabauda sino alla meravigliosa città francese. Per andare a Lisbona ho fatto scalo a Barcellona. Per andare a Madrid, farò scalo a Barcellona, ancora una volta. Ormai conosco meglio l'aeroporto di Barcellona di casa mia. E poi, i viaggi in bus per andare a Barcellona, Zagabria, Roma, e via dicendo. E' un brivido caldo, quello che ti percorre quando riesci a trovare una soluzione di viaggio spendendo poco/niente. Adrenalina pura, quasi orgasmica. Non smettere mai di cercare, di utilizzare i neuroni che il buon Dio ci ha donato. Il cervello deve sempre essere in movimento. Ogni istante di noia è un attimo di vita buttato nell'immondizia. E, considerando quanto è incerta la vita, è uno spreco imperdonabile, sprecare anche solo un attimo. Non voglio morire ignorante, ma ebbro di sogni, ricordi, colori, sfumature, profumi, aromi.
Quindi, armatevi di tenacia, di volontà e di fantasia. Aggiungete un pizzico di insana follia e iniziate a programmare il vostro prossimo viaggio. Il mio sarà a Madrid, dal 10 al 12 aprile. Ovviamente, il solito viaggio della speranza. Non amo le banalità.
Se vi serve qualche consiglio, chiedete pure.
Nel frattempo vado a preparare il trolley....


Voi godetevi la Torre di Belém...

lunedì 5 marzo 2018

Ciao Davide


Ciao Davide.
Non ti conoscevo di persona, non ho mai scandito il tuo nome allo stadio, né tantomeno tifato per una delle squadre nelle quali hai giocato. Questo, però, poco importa. Anzi, non importa per nulla. Perché in fondo, nel mio piccolo, ho avuto con te un rapporto speciale, in questi anni di fantacalcio. Lo so, sembrano stupidaggini e probabilmente lo sono, ma sai bene che, per chi ama il calcio, qualsiasi sfumatura, sfaccettatura, tonalità serve ad accendere quella passione che portiamo indomita, nella pelle e nel cuore, dalla nascita. Proprio l’altro giorno ripercorrevo lo “storico” delle mie formazioni fantacalcistiche. Ebbene, la sai una cosa? Sei l’unico calciatore che ha fatto parte di tutte le mie esperienze in materia, ovvero, quello che, nel gergo di fantallenatore, consideravo il MIO CAPITANO. Certo, le prime due stagioni mi sei capitato un po' per caso, poi però….Sai, non è semplice trovare giocatori affidabili, che garantiscano costanza di rendimento, certezza nella media voto e penalizzazioni ridotte al minimo. L’unico piccolo neo, se proprio te lo devo dire, è relativo alla casella dei gol fatti perché, a parer mio, uno con le tue qualità, qualche gol in più avrebbe potuto farlo. Dettagli, quisquiglie, oggi più che mai.
Te ne sei andato in silenzio, senza disturbare, lasciando però un vuoto rumorosissimo, a giudicare anche dalla marea dei messaggi che stai ricevendo da ogni dove. Ti sei guadagnato il rispetto di compagni e avversari, per il tuo modo di essere ma, cosa ancor più importante, come calciatore, ti sei guadagnato il rispetto non solo dei tuoi tifosi, ma di tutti. Semplicemente hai sempre dimostrato chi eri sul campo, senza sbraitare, urlare, lanciare slogan o proclami. Sei stato in piazze come Roma e Firenze, notoriamente non proprio amiche della Juve e dei suoi tifosi. Eppure, a memoria, non ricordo una tua frase fuori posto, una battuta, uno dei soliti clichè che in tanti tuoi colleghi hanno utilizzato nel tempo per “ingraziarsi” la nuova tifoseria. Tu no. Hai parlato sempre e solo sul campo. E questo, credimi ti fa e farà sempre onore.
Sono passato dalle lacrime di gioia per il gol di Dybala, alle lacrime di dolore quando, rientrando da Roma, ho appreso, quasi per caso, la notizia della tua scomparsa. Assurda, irrazionale, insensata. Come sono io del resto, incapace di versare lacrime dinanzi alla dipartita di persone più o meno conosciute, salvo poi ritrovarsi ad affogare nel dolore per un ragazzo di 31 anni che vedevo giocare due volte all’anno, quando incrociava il destino della Juve. Ripensandoci bene, però, non è la conoscenza a fare la differenza, ma la condivisione. E, come te, condivido la passione per lo sport più bello del mondo che però, in momenti come questo, sa essere odioso e bastardo come pochi.
Tu, però, caro Davide, ci lasci una eredità importante. In un mondo come quello attuale, ci hai ricordato che il rispetto, il sorriso, l’educazione e lo stile, sono valori che possono e devono fare la differenza. Nella vita in generale, ma anche nel calcio in particolare, c’è, ahimè, troppo odio, alimentato da mille motivi e fazioni. Ecco, dopo quanto è accaduto ieri, dobbiamo renderci conto, una volta per tutte, che si tratta solo e sempre di uno sport e che non ha senso sprecare attimi di esistenza ad odiare, disprezzare, denigrare, distruggere. Sì agli sfottò, no all’odio e alla violenza. La vita è troppo preziosa per sperperarla così malamente.
Ciao Davide. Forse un giorno ci incontreremo, in un’altra vita o in un altro luogo. Per il momento, salutami i 39 angeli, Gaetano, Andrea e tante altre belle figure che sicuramente incontrerai in questo tuo nuovo cammino.
Io comunque, fino alla fine della stagione, continuerò a schierarti al fantacalcio. Non posso fare a meno del MIO CAPITANO. Porta pazienza, ma qualche sforzo te lo chiedo ancora. (anche perché se dai un’occhiata alla mia rosa, capisci che non siamo messi benissimo, pur essendo secondi in classifica..... ).

giovedì 19 ottobre 2017

Il tifoso occasionale e lo Stadio: breve storia triste.

Juventus- Sporting Lisbona.
Ore 21:15 circa.
La Juve ha appena pareggiato.
Arrivano due occasionali con tanto di biglietto in mano che, facendosi largo tra le persone sistemate sui gradini, si avvicinano al sottoscritto dicendo: "Questi sono i nostri due posti".
Io chiedo loro: "Per quale partita avete comprato il biglietto?. Di solito in curva si arriva prima non dopo mezz'ora".
Risposta: "Abbiamo sbagliato curva e quindi abbiamo dovuto fare tutto il giro per arrivare qua. Per fortuna che abbiamo il posto assegnato".
"Perfetto", ho detto loro. "il posto ve lo assegno io. Potete tranquillamente andare in cima al settore, dove sicuramente troverete posti liberi".
La ragazza, con tono di sfida minaccioso, mi dice: "Adesso chiamo lo steward e vediamo se non ci lasci il posto".
"Perfetto. A parte che se ne trovi uno pago una birra a te a al tuo ragazzo, comunque, se volete, potete mettervi qua (fila immediatamente sotto). Quei due posti sono liberi"
"E se poi quelli che hanno il biglietto qui vengono a reclamare il posto?" mi chiede lei con aria da studentessa di legge al decimo anno fuori corso.
"Tranquilla, nessuno verrà a reclamare nulla, specie a quest'ora".
Si siedono.
"Perchè stanno tutti in piedi? Così non riusciamo a vedere nulla" mi dice lui, con quello sguardo a metà tra una marmotta e un criceto sotto sedativi.
"Qui la partita si vede in piedi. Se volete stare seduti dovete scegliere qualsiasi altro settore oppure il divano di casa".
Si alzano.
Selfie, social, selfie, social, foto, social, selfie, social, etc..
Inizia il secondo tempo.
Tifo, canto, urlo.
Minuto '82 segna Mandzukic. Esultanza, bolgia, casino.
I due si guardano attorno spaesati e abbozzano lei, un timido applauso e lui, un urlo degno del miglior film muto.
Minuto '93: la partita è finita.
La ragazza dice al suo tipo": Mai più qui. Non si può vedere la partita seduti e poi tutti questi che ti urlano nelle orecchie. Mai più".
Ecco, bravi. La prossima volta state a casa. Il divano è così comodo....

martedì 6 giugno 2017

Lettera aperta ai giocatori della Juventus

Cari giocatori della Juventus,
sono passate quasi 72 ore dalla finale di Cardiff e ancora non passa. Anzi, a onor del vero, oggi sto peggio di sabato notte.
Probabilmente penserete che io sia pazzo (e sicuramente lo sono, per certi versi), che sia esagerato, perché in fondo si tratta solo di una partita di calcio. O magari penserete che sono un frustrato, che non ha null'altro a cui pensare, uno sfigato qualsiasi privo di vita propria. In parte avete ragione: sono folle, sono esagerato nei sentimenti e nel modo di vivere le mie passioni. Non sono un frustrato ed ho una vita mia che, ahimè, avrei voluto essere simile alla vostra. Purtroppo, però, non sono stato fortunato come Voi, perché all'età di sei anni, il mio sogno di diventare un calciatore, s'era già infranto ed era naufragato per motivi di salute. Quindi, Vi chiedo scusa, ma ogni volta che Vi vedo scendere in campo, è come se scendessi in campo io (anche se probabilmente, come giocatore, non sarei stato un granché). Ecco perché quando la Juve perde (per fortuna succede di rado) non riesco a dormire. Ecco perché quando, come sabato sera, non vedo sputare sangue e sudore in campo, come nel secondo tempo, mi arrabbio da morire e da star male. Perché io, avrei voluto giocare ogni maledetta finale, avrei voluto correre sino allo stremo delle forze su quel rettangolo verde. Non c'è stanchezza che tenga, non c'è alibi, non ci sono giustificazioni. Vi dirò di più: sono talmente stupido che pagherei di tasca mia pur di provare l'ebbrezza e l'emozione di scendere in campo con la maglia della Vecchia Signora, anche solo per 5 minuti. Sì, quella maglia a strisce bianco e nere che avete onorato sino alle 21:30 di sabato. Poi, il black out. Certo, 45 minuti non possono cancellare tutto ciò che avete fatto di straordinario in questi anni. Ci mancherebbe. Sei anni di successi ininterrotti sono qualcosa di unico e meraviglioso e per questo Vi applaudirò sempre e Vi sarò sempre riconoscente. Sabato sera, però, non sono riuscito ad applaudirVi: forse è un mio limite, ma proprio non ce l'ho fatta. Anzi, a dire la verità, avrei voluto prendervi a calci in culo tutti, dal primo all'ultimo, più e più volte. Eppure non sono un bambino, perché i miei 45 anni dovrebbero portare saggezza e soprattutto esperienza di finali perse (ahimè). Purtroppo, però, all'amor non si comanda, tant'è che, per troppo amore, si può anche morire. Sabato avete distrutto, come non mai, il mio sogno di bambino ed ho davvero pensato di mollare tutto, di smetterla di farmi chilometri in giro per l'Italia e per l'Europa per seguirVi. Vi ho anche odiato, sì, Ve lo devo dire, perché non sono ipocrita e dico sempre quello che penso. Oggi fa male e fa ancora male. Ma sapete cosa ho fatto? Ho prenotato il viaggio per Roma, per il 13 agosto. Perché all'amor non si comanda e, nonostante tutto, voglio essere con Voi e con coloro che dopo di Voi indosseranno questa gloriosa maglia, fino alla fine dei miei giorni.
Forza Juve sempre e ovunque. Fino alla fine.

martedì 29 novembre 2016

A Genova black out inspiegabile, ma il campionato finisce a maggio. E altrove.......

Se i trofei si vincessero esibendo le figurine, la Juventus avrebbe ipotecato questo campionato prima ancora di iniziare a giocare. Invece, come ampiamente ha dimostrato la sconfitta di Genova, se in campo scendono 11 figurine contro 11 giocatori di calcio, sono i secondi ad avere la meglio. Se è vero che normalmente vince la squadra più forte, non c'è scritto da nessuna parte che lo scudetto si debba vincere a novembre: l'importante è arrivare a maggio con un punto di vantaggio sulla seconda. Nonostante la sconfitta patita a Marassi, nonostante gli infortuni, nonostante gli episodi sfavorevoli, la Vecchia Signora è ancora in testa alla classifica. Se diamo un'occhiata a quanto succede nei principali campionati europei, notiamo come il Bayern Monaco sia secondo (dietro la sorpresa rivelazione Lipsia), così come il Psg (secondo nella Ligue 1), così come il Barcellona (dietro il solito Real Madrid), così come il Manchester City (dietro il Chelsea di Conte). Bayern e Psg, nei loro campionati, hanno rose e budget che le altre formazioni nemmeno osare sognare. Barcellona e Manchester City, pur godendo di ingenti risorse, devono confrontarsi con avversarie sicuramente più impegnative, sotto tutti i punti i vista. Eppure, in nessun campionato, abbiamo già un vincitore. Anzi. Nessuno ha ammazzato il campionato. Anzi. Se poi vogliamo proprio guadare il pelo nell'uovo, possiamo notare come, nella Liga, Real e Barça, abbiano goduto, nell'ultimo periodo, di episodi decisamente favorevoli. Alla Juve, ovvero alla squadra che per l'immaginario collettivo degli “anti a prescindere” ruba, di episodi a favore non ne sono capitati, in queste 14 giornate di campionato. Anzi, esattamente l'opposto. A Genova, l'ennesimo rigore non assegnato per un fallo degno di una mossa di Kick boxing ai danni di Mandzukic, l'ennesima partita in cui agli avversari viene permesso il gioco duro senza che l'arbitro riesca ad estrarre il cartellino rosso (alle volte, per sbaglio, ci scappa il giallo). E' dall'inizio del campionato che subiamo il gioco duro senza ritegno da parte delle avversarie di turno. In tutto ciò, si fa maggiormente sentire, la mancanza, nella zona nevralgica del campo, di un centrocampista fisico, di spessore, che sappia “randellare” il giusto ed usare il fisico per far comprendere agli avversari che si gioca a calcio, non a calci. E mentre la Juve che ruba, è sfortunata con gli episodi, il Giubileo continua imperterrito a Roma ove i giallorossi, si candidano per stabilire il nuovo record di rigori a favore in un unico campionato. Già 8 in 14 giornate: ovviamente tutti nettissimi, altrimenti qualcuno si sarebbe già imbavagliato. Del resto, rigore è quando giocatore della Roma (o il pallone calciato da esso) varca la soglia dell'area avversaria. Non importa che ci sia contatto o meno, fallo o meno: si assegna e basta. Ora occorre fare di necessità virtù e dare tutto e anche di più nelle partite che ci separano dalla fine dell'anno. E' quando il gioco si fa duro, che i duri entrano in campo. Fino alla fine.

mercoledì 23 novembre 2016

Tra estetica e pragmatismo

“Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta”. Certo. Nel leggere o ascoltare queste parole, ci sarà sicuramente chi risponderà “Sì, ma bisogna giocare bene. Il calcio è spettacolo, divertimento, etc, etc, etc”. Dall'altra parte, qualcuno gli risponderà che, col bel gioco o meno, chi alza i trofei è colui che scrive la storia e rimane negli almanacchi. Abbinare il tutto, sarebbe perfetto. La storia bianconera, però, non pullula di esempi, in tal senso. Sia chiaro: la Juve, di campioni, ne ha sempre avuti, ma solo in casi sporadici è arrivata al successo attraverso un gioco scintillante e spettacolare. Nella maggior parte dei casi, è stato il pragmatismo, ad avere la meglio. Che poi, bisogna intendersi sul concetto di calcio spettacolo. Se volete un gioco alla Zeman o una gara stile Dortmund - Legia Varsavia, avete sicuramente sbagliato canale. Nei commenti post Siviglia, sono continuate le critiche in merito al “non gioco” della Vecchia Signora. Sicuramente, dal punto di vista della prestazione, si può e si deve migliorare, così come nella riduzione degli errori gratuiti e nella gestione e circolazione della palla. Però. I ragazzi di Allegri hanno vinto dove altri non erano riusciti, sconfiggendo quella che, al momento, è la squadra al terzo posto nella Liga (campionato più competitivo come dimostrano gli ultimi anni di affermazioni delle squadre spagnole nelle coppe), davanti all'Atletico Madrid, per molti divenuta squadra di culto e ispirazione (il Cholismo fa tendenza). Ebbene, si sono letti commenti che esaltavano la prova degli andalusi e del loro tecnico Sampaoli. Ecco, del tecnico argentino, ricordiamo lo schieramento catenacciaro nella gara d'andata e le sceneggiate alla Mourinho di ieri sera. Del Siviglia ricordiamo un tiro (uno) verso lo specchio della porta in due gare, ma ricordiamo anche la mole di falli commessi nella gara di andata, le provocazioni e le sceneggiate della partita di ieri sera. Quindi? Di cosa stiamo parlando? Ora vanno di moda concetti quali il “Cholismo” o il “Sampaolismo” che però, nella realtà dei fatti che significato hanno? Aggredire l'avversario, dal punto di vista sportivo e calcistico, non significa necessariamente giocare “duro”, cosa che, sia il Siviglia che l'Atletico, fanno abbondantemente. “E ma, gli andalusi sono rimasti per 60 minuti in dieci”. Certo. Anche a Lione la Juve è rimasta in inferiorità numerica e, guarda caso, è riuscita addirittura a vincere. “E ma il rigore, e ma l'espulsione”. Sacrosanti. Senza elementi del calibro di Barzagli, Chiellini, Dybala, Higuain, siamo riusciti a volare dove le aquile non osavano. Certo, non siamo stati esteticamente meravigliosi, ma per quello ci sono le copertine di Vanity Fair. Siamo stato brutti, sporchi e cattivi, ma abbiamo avuto un cuore e soprattutto due c...... così. Per l'estetica, al momento, ci sono altri canali. Belli, sì, ma molto spesso infelici e perdenti. A voi la scelta.